Depressione e bassa autostima: cosa le distingue

Come riconoscere la bassa autostima, capire quando può esserci di mezzo la depressione e quali strategie pratiche aiutano a trattarti meglio ogni giorno.

Rivisto da Edmar Soares Arruda Junior, psicologo iscritto all’albo in Brasile (CRP 16/8231) 11 min di lettura

Depressione e bassa autostima: cosa le distingue
In questo articolo
  1. Che cos'è l'autostima?
  2. Come riconoscere la bassa autostima
  3. Depressione o bassa autostima: come capire la differenza?
  4. Da dove nasce la bassa autostima?
  5. Il critico interiore: nemico o alleato?
  6. Strategie pratiche per costruire l'autostima
  7. Le trappole da evitare
  8. Esercizi per ricostruire il rapporto con te stesso
  9. Un passo alla volta
  10. Domande frequenti

Ti è mai capitato di restare intrappolato in pensieri negativi su di te, come se non fossi mai abbastanza? Hai notato che questa sensazione si fa sentire nella vita privata, nel lavoro o nelle relazioni? E magari ti sei chiesto: è solo bassa autostima o potrebbe essere qualcosa di più? Depressione e bassa autostima si somigliano per certi aspetti e, a volte, vanno a braccetto. La buona notizia è che le cose possono cambiare. Costruire un'autostima sana è un percorso fatto di conoscenza di sé e di cura di sé, e ha un peso diretto sulla qualità della tua vita.


Che cos'è l'autostima?

L'autostima è il modo in cui ci vediamo e ci giudichiamo. Avere un'autostima sana vuol dire darsi valore, riconoscere ciò che ci rende unici e accettare punti di forza e debolezze senza processi spietati. Vuol dire sentire di meritare affetto e rispetto anche con le proprie imperfezioni, e vedere gli sbagli come occasioni per imparare, non come sconfitte personali.

Avere autostima non significa nemmeno credersi perfetti o superiori agli altri, né essere arroganti o rigidi. E non significa evitare ogni critica costruttiva o rifiutarsi di crescere e migliorare.


Come riconoscere la bassa autostima

Schemi di pensiero

  • Autocritica continua: pensieri come "non ne faccio mai una giusta", che saltano fuori persino quando ti scuoci la pasta.
  • Perfezionismo eccessivo: una paura di sbagliare che ti blocca, tanto da riscrivere cinque volte una semplice mail al capo.
  • Confronti frequenti: scorrere i social prima di dormire e chiudere la serata con la sensazione di essere rimasto indietro nella vita.
  • Sminuire i propri successi: superare un esame e pensare "è stata fortuna, era facile".
  • Ingigantire gli errori: ricevere dieci commenti positivi e uno negativo, e passare la giornata a rimuginare solo su quello negativo.

Comportamenti visibili

  • Difficoltà ad accettare i complimenti: qualcuno ti dice che stai bene con quella maglia e tu rispondi subito "ma va', è vecchia, l'ho presa in saldo".
  • Evitare le sfide: non candidarti per quel posto perché tanto "non mi chiameranno mai".
  • Relazioni tossiche: accettare mancanze di rispetto o abusi.
  • Isolamento: inventarti una scusa per saltare la grigliata con gli amici, per paura di non sapere cosa dire.
  • Procrastinazione: il curriculum che resta aperto sul computer per settimane senza mai partire.

Attenzione: se in casa o nella relazione subisci violenza fisica, sessuale o psicologica, chiedi aiuto. In Italia, in caso di pericolo immediato chiama il 112; puoi anche contattare il 1522, il numero antiviolenza e stalking, gratuito e attivo 24 ore su 24. In Brasile puoi chiamare il 180 (Central de Atendimento à Mulher) o il 190 (Polizia). In altri paesi, chiama il numero di emergenza locale.

Aspetti emotivi

Dentro, di solito, si presenta come la sensazione di essere inadeguati o di non bastare, una vergogna che ti accompagna in tante situazioni, una paura forte del rifiuto o dell'abbandono e un bisogno continuo dell'approvazione degli altri.

Riconoscere questi segnali è il primo passo per prenderti cura di te e cambiare.


Depressione o bassa autostima: come capire la differenza?

La bassa autostima riguarda soprattutto il modo in cui ti vedi. Spesso la persona lavora, esce, rispetta gli impegni, ma si porta dietro la sensazione di valere meno degli altri. Va alla festa di compleanno di un amico, chiacchiera, ride. E tornando a casa ripassa ogni frase detta, convinta di essere sembrata ridicola.

La depressione di solito va oltre l'opinione che hai di te. È l'umore nel suo insieme a crollare. Le cose che prima ti piacevano perdono sapore. La tua serie preferita è ferma allo stesso episodio da settimane. Il sabato che era fatto di mercato e pranzo in famiglia diventa una giornata intera a letto, senza nemmeno la voglia di aprire la finestra. Rispondere a un messaggio o farsi una doccia sembra una montagna.

Alcuni segnali che meritano più attenzione:

  • tristezza o senso di vuoto per gran parte delle giornate, per settimane di fila;
  • perdita di interesse per quasi tutto, anche per ciò che ti piaceva;
  • cambiamenti importanti nel sonno o nell'appetito;
  • una stanchezza che non passa nemmeno dopo aver dormito, e fatica a concentrarti;
  • sensi di colpa pesanti o la sensazione che niente migliorerà.

Le due cose, poi, si intrecciano. Chi passa anni a criticarsi può perdere energia un po' alla volta. E chi è depresso tende a vedersi in modo ancora più duro. Per questo nessun articolo può sostituire una valutazione. Se in questi segnali ti ritrovi, vale la pena parlarne con un professionista della salute mentale e passare anche dal medico di base, che può verificare se c'è qualcosa di fisico in gioco.

Attenzione: se stai pensando di morire, di farti del male o senti di non farcela più, chiedi aiuto adesso. In Italia chiama il 112. Se ti trovi in Brasile, puoi chiamare il CVV al 188 (gratuito, 24 ore su 24) o il SAMU al 192. In qualsiasi altro paese, chiama il numero di emergenza locale.


Da dove nasce la bassa autostima?

Infanzia

  • Genitori critici, trascuranti o poco affettuosi.
  • Esperienze di bullismo o esclusione.
  • Abusi fisici, emotivi o sessuali.
  • Confronti continui con fratelli o compagni, il classico "perché non sei come tuo cugino?".
  • Aspettative irrealistiche imposte dagli adulti.

Età adulta

  • Relazioni abusive o irrispettose.
  • Fallimenti personali o professionali importanti.
  • Rifiuto o esclusione sociale.
  • Traumi mai elaborati.
  • L'influenza dei media, con modelli irraggiungibili.

Sono esperienze che possono lasciare segni profondi e condizionare ancora oggi il modo in cui ti vedi.


Il critico interiore: nemico o alleato?

Tutti abbiamo una voce interiore che valuta quello che facciamo: il critico interiore. In chi ha una bassa autostima, questa voce tende a essere crudele e mai soddisfatta. Distorce la realtà con frasi come "Sbagli SEMPRE" e finisce per sabotare la crescita.

In pratica funziona così: scrivi un messaggio nel gruppo di famiglia, nessuno risponde per dieci minuti, e la voce è già lì a dirti "ho detto un'altra stupidaggine". Oppure il tuo partner torna dal lavoro in silenzio e tu concludi all'istante di aver fatto qualcosa di sbagliato.

In terapia, l'obiettivo è trasformare questo critico in un osservatore compassionevole, che accoglie e orienta invece di giudicare.


Strategie pratiche per costruire l'autostima

Prima, una premessa. Se hai segnali di depressione, tenere un diario o fare esercizi può sembrarti impossibile. Non è un tuo fallimento. È già un segnale che vale la pena cercare aiuto.

1. Individua i tuoi pensieri automatici negativi

Tieni un diario per una settimana e annota:

  • Quando compaiono i pensieri autocritici?
  • In che situazione eri?
  • Qual era il pensiero, parola per parola?

Per esempio:

  • Situazione: hai fatto un errore al lavoro.
  • Pensiero: "Sono un incapace, mi licenzieranno."

2. Metti in discussione quei pensieri

Fai qualche domanda a ciascun pensiero:

  • Quali prove concrete ho?
  • Sto generalizzando a partire da un singolo errore?
  • Lo direi a un amico?
  • Quale pensiero più equilibrato posso costruire?

Un esempio di pensiero alternativo:

"Ho sbagliato, ma questo non mi definisce. Tutti sbagliano. Imparerò e farò meglio."

3. Pratica l'autocompassione

Quando ti accorgi che ti stai criticando, fermati un attimo. Un esercizio proposto dalla ricercatrice Kristin Neff, noto come pausa di autocompassione, ha tre passaggi:

  1. "Questo è un momento di sofferenza": riconosci il dolore;
  2. "La sofferenza fa parte dell'esperienza umana": non sei solo;
  3. "Posso essere gentile con me adesso": offriti compassione.

Fai un respiro profondo, appoggia una mano sul cuore e trattati come tratteresti una persona a cui vuoi bene.

4. Festeggia le piccole vittorie

Tieni un diario dei successi e scrivi ogni giorno una cosa che hai fatto bene, una di cui sei andato fiero e un momento in cui sei cresciuto.

Possono essere cose semplici: essere andato in palestra anche se eri stanco, aver preso la parola in riunione, aver chiamato tua madre. Rileggi i tuoi appunti per ricordarti quanto vali.

5. Confini e compagnie

Imparare a dire "no" è un gesto d'amore verso te stesso. Rifiuta ciò che ti sovraccarica, come il collega che ti scarica sempre la sua parte di lavoro, e proteggi i tuoi valori. Non devi giustificare i tuoi limiti.

Conta molto anche con chi passi il tempo. Allontanati da persone e relazioni che ti sminuiscono, evita ambienti e media tossici e cerca compagnie che ti facciano stare bene. Lo stesso vale per ciò che consumi: contenuti che ti ispirano, senza modelli irreali.

6. Prenditi cura del corpo

Fai un'attività fisica che ti piace e mangia in modo equilibrato, senza rigidità. Dai priorità a un sonno che ti riposi davvero, tenendo il telefono lontano dal letto, e non trascurare l'igiene personale. Prenderti cura del corpo è una forma di rispetto.

7. Sviluppa nuove competenze

Impara qualcosa di nuovo: una lingua, uno strumento, una tecnica. Dedicati agli hobby che ti danno piacere, partecipa ad attività di volontariato, fissati obiettivi raggiungibili e festeggia ogni passo avanti. Ogni traguardo rafforza l'idea che sei capace.

8. Usa affermazioni realistiche

Lascia perdere frasi irreali come "Sono perfetto e tutti mi amano". Meglio:

  • "Sto imparando ad accettarmi un po' di più ogni giorno."
  • "Merito affetto e rispetto."

Scegli frasi a cui riesci a credere almeno un po'. Se ripeterne una ti fa solo sentire che è una bugia, mettila da parte.

9. Cerca un aiuto professionale

Un professionista della salute mentale può aiutarti a riconoscere schemi inconsapevoli, elaborare i traumi, imparare tecniche specifiche e avere uno spazio sicuro in cui conoscerti meglio.

Approcci come la Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) e la Terapia Focalizzata sulla Compassione vengono spesso usati in questo percorso. Quando ci sono segnali di depressione, la terapia aiuta anche a capire cosa c'è dietro lo scoraggiamento.


Le trappole da evitare

Una trappola comune è cercare di continuo conferme dall'esterno. Like e complimenti non sono fondamenta solide. Un'altra è confrontarsi sui social: metti a paragone il tuo mondo interiore con versioni idealizzate degli altri. La foto della vacanza perfetta non mostra la litigata in aeroporto.

Anche il perfezionismo rema contro. Punta sul progresso, non sulla perfezione. E scappare da ogni disagio blocca la crescita, che chiede di uscire dalla propria zona di comfort.


Esercizi per ricostruire il rapporto con te stesso

Lettera di autocompassione

Scriviti una lettera come se arrivasse da qualcuno che ti vuole molto bene. Riconosci le difficoltà e gli sforzi, aggiungi parole di incoraggiamento e di speranza, elenca qualità e traguardi e dai spazio alle emozioni, senza giudicarle.

Rileggila nei giorni in cui l'autocritica si fa sentire di più.

L'esercizio dello specchio

Prenditi 2 minuti al giorno per guardarti allo specchio. Osservati senza giudicare e dì a te stesso qualcosa di gentile o incoraggiante. All'inizio può metterti a disagio, ma col tempo diventa più naturale.


Un passo alla volta

Cambiare il modo in cui ti tratti richiede tempo, e le ricadute fanno parte del percorso. Se la tristezza si sta prendendo le tue giornate, o se portare tutto questo da solo è diventato troppo pesante, la terapia può essere un posto in cui guardare ogni cosa con calma.


Domande frequenti

La bassa autostima può trasformarsi in depressione?

Non si può dire che l'una porti automaticamente all'altra. Però anni di autocritica, isolamento e pretese verso se stessi possono logorare l'umore. Per questo conviene occuparsi presto dell'autostima e chiedere una valutazione se la tristezza comincia a occupare le tue giornate.

Avrò bisogno di farmaci per curare la depressione?

È una decisione che spetta al medico e dipende da una valutazione fatta da uno psichiatra o dal medico di base. In molti casi la psicoterapia è una parte importante della cura, da sola o insieme al trattamento medico. Quello che non aiuta è iniziare o sospendere un farmaco di testa propria.

Come posso aiutare una persona vicina che sembra depressa?

Comincia con la tua presenza, senza pressioni e senza frasi come "basta pensare positivo". Chiedile come sta e ascoltala davvero. Offri un aiuto pratico, per esempio cercare insieme un professionista. Se parla di morire o di farsi del male, chiedi subito aiuto: in Italia chiama il 112; in Brasile il CVV al 188 o il SAMU al 192; altrove il numero di emergenza locale.

La terapia online va bene per chi vive fuori dal Brasile?

Per molti brasiliani all'estero poter parlare del proprio dolore in portoghese fa la differenza. L'assistenza online segue le stesse regole etiche di quella in presenza. Nelle situazioni di crisi, però, il primo passo è sempre il servizio di emergenza del paese in cui ti trovi: in Italia, il 112.

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Edmar Soares Arruda Junior, psicólogo e sexólogo

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Edmar Soares Arruda Junior

Psicólogo e sexólogo · CRP 16/8231

Atendo pessoas e casais que estão passando por um momento difícil e querem entender o que está acontecendo, em vez de só aguentar.

Trabalho com desenvolvimento humano desde 2005 e atendo como psicólogo desde 2021. São quase 20 anos ajudando pessoas a entender o que precisa mudar e a encontrar o próximo passo.

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