Tradimento: come ricostruire la fiducia dopo un'infedeltà

Superare un tradimento fa male, ma si può. Le tappe per ricostruire la fiducia e i segnali per capire quando vale la pena provarci.

Rivisto da Edmar Soares Arruda Junior, psicologo iscritto all’albo in Brasile (CRP 16/8231) 9 min di lettura

Tradimento: come ricostruire la fiducia dopo un'infedeltà
In questo articolo
  1. Tradimento: perché fa così male?
  2. Si può tornare a fidarsi? Cosa deve succedere prima
  3. Quando insistere potrebbe non essere la strada giusta
  4. Quanto ci vuole?
  5. E il sesso, la vicinanza?
  6. Che coppia volete essere adesso?
  7. Domande frequenti

Magari è cominciato tutto con una notifica che ha illuminato lo schermo del telefono durante la cena. O con l'estratto conto della carta, dove compariva un ristorante mai sentito. A volte basta una frase buttata lì, una password cambiata, un "sono rimasto in ufficio fino a tardi" che non torna. E all'improvviso la casa è la stessa, la routine è la stessa, ma niente sembra più come prima.

Se ci sei passato o ci stai passando, sai di cosa parlo. Scoprire un tradimento ti toglie la terra da sotto i piedi. E subito arriva la domanda che sento più spesso nel mio lavoro: si può tornare a fidarsi?

Non ho una risposta buona per tutti. Però vedo tante coppie che riescono ad attraversare questa crisi e a costruire un rapporto più sincero di quello di prima. Non succede per magia, e nemmeno solo perché passa il tempo. Succede quando tutti e due si rimboccano le maniche, ognuno per la sua parte.

Tradimento: perché fa così male?

Il tradimento non ferisce solo per quello che è successo. Ferisce perché riscrive il passato. Chi è stato tradito comincia a ripercorrere date, viaggi, compleanni. "Quel Natale stava già succedendo?" "Quando mi diceva che mi amava, mentiva?"

Capita spesso di sentirsi stupidi, come se si sarebbe dovuto capire prima. E poi arriva il confronto con l'altra persona. Cosa aveva lei, o lui, che io non ho? È una domanda che può rosicchiare l'autostima dall'interno.

E c'è la rabbia. A volte arriva a ondate. Sei al supermercato, stai scegliendo la frutta, parte una canzone. Ecco, la rabbia torna tutta intera. Oppure ti svegli nel cuore della notte con il cuore che batte forte e la voglia di controllare il telefono dell'altro.

Niente di tutto questo è esagerato. Chi è stato tradito ha il diritto di provare dolore, rabbia e diffidenza. Non c'è bisogno di affrettare questi sentimenti né di nasconderli per "non peggiorare l'atmosfera". Fanno parte del percorso.

Dall'altra parte, anche chi ha tradito di solito è in pieno subbuglio. Senso di colpa, vergogna, paura di perdere la famiglia. A volte persino sollievo, perché non deve più mentire. Ma qui c'è un punto delicato: la sofferenza di chi ha tradito non può diventare il centro della conversazione. Se è la persona tradita a dover consolare chi ha tradito, qualcosa si è capovolto.

Si può tornare a fidarsi? Cosa deve succedere prima

La fiducia non torna con un bel discorso. Torna con piccole prove ripetute, giorno dopo giorno. È come un ponte crollato da ricostruire asse per asse.

Una trasparenza che si vede nella vita di tutti i giorni

Chi ha tradito deve essere disposto a rispondere alle domande con sincerità. Anche a quelle scomode. Anche quando la stessa domanda torna per la terza volta in una settimana.

In pratica, può essere molto semplice. Avvisare quando si fa tardi, prima che l'altro debba chiederlo. Lasciare il telefono sul tavolo con lo schermo verso l'alto. Mandare un messaggio quando finisce una riunione: "ho finito, sto tornando a casa". Condividere la posizione per un periodo, se siete d'accordo tutti e due.

Alcune coppie storcono il naso davanti a queste misure. "Quindi adesso devo essere sorvegliato?" Non si tratta di un controllo per sempre. È una fase. La persona tradita ha bisogno di elementi concreti perché la mente smetta di immaginare il peggio. Col tempo, di solito, sente sempre meno il bisogno di controllare.

E occhio alle domande. Alcune aiutano a capire cosa è successo: perché è cominciata, come è stata nascosta, cosa mancava. Altre servono solo ad alimentare immagini che poi continuano a girare in testa, come i dettagli sessuali. In un percorso di coppia si lavora proprio su questo: distinguere quello che costruisce da quello che fa solo male.

Il contatto con l'altra persona deve finire

Non si ricostruisce niente con la porta socchiusa. Se il contatto con la terza persona continua, la ferita non si chiude.

A volte la situazione è complicata. L'altra persona lavora nella stessa azienda, oppure fa parte dello stesso giro di amici, frequenta la stessa palestra. In questi casi la coppia deve parlare di cosa è fattibile. Magari cambiare orario, reparto, compagnia. E dire sempre quando capita un incontro inevitabile, prima che l'altro lo venga a sapere da qualcun altro.

Non funziona nemmeno mantenere "solo un'amicizia" o rispondere a un messaggio "per educazione". Per chi è stato tradito, ogni contatto nascosto è un nuovo tradimento. E spesso fa più male del primo, perché arriva dopo una promessa.

Un aiuto esterno, per non girare in tondo

Molte coppie provano a cavarsela da sole e finiscono intrappolate sempre nella stessa lite. Si parte dai piatti nel lavandino e in cinque minuti si è di nuovo al tradimento. Oppure succede il contrario: nessuno tocca più l'argomento e il silenzio diventa un muro dentro casa.

La terapia di coppia offre uno spazio in cui il dolore può essere detto senza trasformarsi in una guerra. Lì si può capire cosa stava succedendo nella relazione prima del tradimento. Questo non giustifica niente: chi ha tradito ha fatto una scelta e ne è responsabile. Ma capire il terreno su cui è successo aiuta a costruire qualcosa di diverso da qui in avanti.

Quando insistere potrebbe non essere la strada giusta

Non tutte le relazioni vanno salvate a ogni costo. A volte chiudere è la decisione più rispettosa verso te stesso. Alcuni segnali meritano attenzione:

  • tradimenti che si ripetono, con promesse mai mantenute;
  • nessun rimorso, oppure la colpa scaricata su chi è stato tradito;
  • bugie che continuano anche dopo la scoperta;
  • umiliazioni, minacce, controllo o qualsiasi forma di violenza;
  • la sensazione, dopo averci provato a lungo, che la fiducia semplicemente non torni.

Se ci sono violenza fisica, minacce o paura di stare in casa, la tua sicurezza viene prima di qualsiasi tentativo di riconciliazione. Se sei in pericolo in Italia, chiama il 112. Le donne che subiscono violenza possono contattare anche il 1522, il numero antiviolenza e stalking, gratuito e attivo 24 ore su 24. E se il dolore è diventato così grande da farti pensare di farti del male o di non voler più vivere, chiedi aiuto adesso: in Italia chiama il 112. Fuori dall'Italia, usa il numero di emergenza del paese in cui ti trovi. Se sei in Brasile, puoi rivolgerti anche al CVV, al numero 188, gratuito e attivo 24 ore su 24.

Decidere di chiudere non è un fallimento. Decidere di restare non è debolezza. Quello che conta è che la scelta sia tua, e non dettata dalla paura o dalle pressioni.

Quanto ci vuole?

È la domanda che fanno quasi tutte le coppie. E la capisco. Quando si soffre, si vuole sapere quando finirà.

Ma ogni coppia ha i suoi tempi. Dipende da cosa è successo, da come lo si è scoperto, dalla storia di ciascuno. Dipende anche da come si comporta chi ha tradito, dopo. E la ripresa non è una linea dritta.

Ci sono settimane in cui sembra di essere tornati coppia. Ridete insieme sul divano, fate progetti per le vacanze. Poi arriva l'anniversario, o in TV passa un film con una scena di tradimento, e il dolore torna come il primo giorno. Non vuol dire che sia tutto perduto. Vuol dire che la ferita si sta ancora rimarginando.

Aiuta molto quando chi ha tradito non mette fretta all'altro. Frasi come "sono passati mesi, devi andare avanti" di solito rallentano tutto. Quello che calma sono pazienza e presenza. "Ho visto che oggi è una giornata pesante. Vuoi parlarne o preferisci che resti qui con te?"

E il sesso, la vicinanza?

Dopo un tradimento è normale che il desiderio cambi. Per alcune persone sparisce: il tocco dell'altro fa pensare all'altra persona e il corpo si blocca. Per altre succede il contrario, arriva una voglia intensa di fare l'amore, quasi un modo per "riconquistare" il partner. Sono reazioni frequenti tutte e due.

Di solito si riparte dalla vicinanza emotiva, non dal sesso. Una colazione senza fretta. Una passeggiata dopo cena. Tornare a chiedere com'è andata la giornata e ascoltare davvero la risposta, senza il telefono in mano.

Se uno vuole e l'altro ancora non ce la fa, bisogna dirlo senza accuse. Il sesso fatto per dovere, per dimostrare che va tutto bene, in genere allontana ancora di più.

Col tempo molte coppie scoprono modi nuovi di stare insieme. Parlano più apertamente di quello che piace, di quello che mancava. A volte per la prima volta dopo anni.

Se compaiono difficoltà come dolore durante i rapporti, scarsa lubrificazione, problemi di erezione o un calo del desiderio che non passa, conviene anche una valutazione medica. Il ginecologo, l'urologo o il medico di base possono verificare eventuali cause fisiche od ormonali, insieme al supporto psicologico.

Che coppia volete essere adesso?

Ricostruire la fiducia non significa tornare a com'eravate prima. Quella coppia, in un certo senso, è rimasta indietro. Forse la domanda più onesta è un'altra: che coppia volete essere adesso, sapendo tutto quello che sapete? Se vi serve qualcuno con cui ragionarci, un percorso di coppia può essere il posto giusto.

Domande frequenti

Devo raccontare a famiglia e amici quello che è successo?

Non c'è una regola, ma conviene pensarci con calma. Sfogarsi con una o due persone fidate può aiutare tantissimo. Spargere la notizia a caldo, nel pieno della rabbia, rischia invece di creare una pressione difficile da sciogliere se poi decidete di restare insieme.

Anche chi ha tradito dovrebbe fare un percorso individuale?

Spesso sì. Un percorso individuale aiuta a capire cosa ha portato a quella scelta e a gestire il senso di colpa senza riversarlo sul partner. Può andare di pari passo con la terapia di coppia, ognuna con il suo obiettivo.

Se perdono, vuol dire che accetto quello che ha fatto?

No. Perdonare non significa dire che andava bene, e nemmeno dimenticare. Significa decidere, poco alla volta, che quello che è successo non comanderà più la relazione. E il perdono di solito arriva alla fine del percorso, non all'inizio.

Si può fare terapia di coppia online, anche vivendo in città o paesi diversi?

Sì. Gli incontri online permettono a entrambi di partecipare da dove si trovano, anche da posti diversi. La cosa più importante è che ciascuno abbia uno spazio tutto suo, senza interruzioni, per parlare liberamente.

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Edmar Soares Arruda Junior, psicólogo e sexólogo

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Edmar Soares Arruda Junior

Psicólogo e sexólogo · CRP 16/8231

Acompanho casais que ainda se gostam, mas sentem que a relação virou briga, silêncio ou distância, e querem entender como chegaram aqui.

Trabalho com desenvolvimento humano desde 2005 e atendo como psicólogo desde 2021. São quase 20 anos ajudando pessoas a entender o que precisa mudar e a encontrar o próximo passo.

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